Tra Indicazioni Nazionali Primo Ciclo e formazione dei Docenti: suggestioni

Reda Maria Furlano – già Dirigente Scolastica

Le Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo 2025 per l’Infanzia, per la Primaria e per la Secondaria di primo grado, pubblicate l’11 marzo, sono al centro di un dibattito acceso che interpella sindacati, associazioni professionali e l’universo della scuola nella sua globalità. Un’interessante eco mediatica che, da un lato, sottolinea la centralità dell’educazione nel dibattito che coinvolge il mondo della cultura, dall’altro rischia di proporsi solo come occasione per rileggere in chiave polemica alcune delle scelte ministeriali. Opportuno che gli operatori della scuola esprimano la loro voce, soprattutto se frutto di un’esperienza sul campo che consente di cogliere le motivazioni di alcune scelte.

Se nelle Indicazioni si legge qualche fatica nell’individuare le modalità della collaborazione/alleanza tra famiglia e scuola, tanto necessaria quanto difficile da contemplare e da declinare nell’attuale contesto sociale, attraversato da fragilità e insicurezze, emerge anche un certo silenzio circa le modalità dell’integrazione degli studenti che provengono da altre culture, se si esclude il doveroso e necessario riferimento al nodo dell’apprendimento della lingua italiana.

Interessante, d’altra parte, l’attenzione dedicata ai percorsi di avviamento e di potenziamento della scrittura e della lettura. Come non ritenere necessario insistere su un vero e proprio curricolo di scrittura che parta dalla Primaria e, trovando nella Secondaria di primo grado una palestra operosa, consenta agli studenti e alle studentesse di approdare alle superiori forniti/e di competenze che non siano solo il frutto di cura personale o familiare, come accade talora? Il suggerimento della lettura di testi integrali, sia letterari sia extra-canonici, accompagnati da confronti/discussioni, piuttosto che dalla richiesta di schede d’analisi, rappresenta altro pregio, che rafforza l’acquisizione di competenze orali tanto necessarie nel contesto odierno quanto poco curate nell’attuale prassi didattica. In tutti questi passaggi si fa strada la centralità del discente, vero motore dell’attività formativa, anche se le Indicazioni non sottolineano adeguatamente quanto il discente stesso sia mosso dal desiderio naturale di apprendere, oltre che da un’azione motivante messa in atto dalla scuola.

Al riguardo tante correnti attraversano gli scenari odierni della formazione dei Docenti, a partire dalla valorizzazione delle opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale, ma tra queste è auspicabile che trovi spazio anche una riflessione attenta sull’impatto delle dinamiche relazionali e delle tecniche di coinvolgimento nei processi formativi scolastici. Quanto risulta efficace mirare a trovare gli strumenti per raggiungere, attraverso l’attenzione alle emozioni, lo sviluppo delle conoscenze e la pratica della metacognizione, un apprendimento significativo? Alcuni pilastri vengono, ad esempio, indicati dai pedagogisti e dagli esperti di didattica, in primis dal Prof. Enrico Carosio dell’Università Cattolica:

  • la cura dell’attenzione attraverso la proposta di microlezioni, brevi e intense;
  • il coinvolgimento attivo, che consenta di far vivere un’esperienza diretta attraverso schede di lavoro, indicazioni, consegne;
  • il riscontro dell’errore, utile a rafforzare i progressi conseguiti e a fugare dalle aule l’ombra della competizione;
  • la metacognizione che consente di porsi domande sulle ragioni sottese alle procedure e non solo, e di dare il giusto rilievo ai bollettini emotivi;
  •  il consolidamento, ovvero la ripetizione metodica  dell’oggetto dell’apprendimento, per un’acquisizione duratura, che superi i limiti della memoria a breve termine, che tanto danneggia gli studenti e le studentesse.

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